Salone del Gusto 2018: 3 cose interessanti e una che forse cambierei

Dal 2006 non avevo più avuto la possibilità di visitare come si deve il Salone e Terra Madre, solo veloci incursioni e molto superficiali. Ecco tre cose interessanti che vorrei brevemente portare all’attenzione.

Immagine e messaggio

La prima cosa che mi colpisce dell’edizione 2018 è la locandina, la scritta “Terra Madre” ha decisamente preso il sopravvento rispetto a “Salone”. M’incuriosisco e faccio una ricerca tra quelle delle passate edizioni e in effetti mi rendo conto che a poco a poco quello che all’inizio era un raduno di contadini da tutto il mondo, quasi un appendice del Salone, almeno graficamente, è diventato il messaggio più importante e più forte. Anche l’immagine scelta quest’anno, le mani alzate col pugno chiuso che stringe una spiga, non lascia dubbi sulla volontà di Slow Food di ritornare un po’ alle origini del dibattito sul Cibo e di riportare l’attenzione sull’impegno e la valenza politica (nel senso vero della parola) che hanno le scelte alimentari, individuali e non.

#Foodforchange 

È il tema dominante di tutta la manifestazione ed è la parte più forte, quella dei contenuti e dei temi da approfondire. Fisicamente è rappresentata da 5 aree sparse per tutto il Lingotto più altri spazi dislocati per la città di Torino. Il focus è sui grandi temi che saranno le linee guida per lo sviluppo di iniziative e attività legate al food nei prossimi anni: Api e Insetti, Semi, Slow Fish, Slow Meat e Cibo e Salute, il tutto sviluppato attraverso dibattiti, laboratori e degustazioni. Guardando il programma mi è saltato all’occhio, anche perché me ne sto occupando per una delle aziende con cui collaboro, l’interesse crescente per il mondo delle fermentazioni, ben 5 eventi su questo tema, tra questi, il più prestigioso è stato il laboratorio tenuto da Sandor Katz, il guru americano delle fermentazioni, di cui Slow Food ha da poco tradotto e pubblicato il manuale. Non ho potuto partecipare al laboratorio ma adesso ho il libro autografato che un amico gentilmente mi ha procurato e a breve m’immergerò nella lettura di cui farò un resoconto.

Università e Area b2b 

Gestita dal Politecnico di Torino, l’area b2b è dedicata all’innovazione e alle start-up. Sono state organizzate due giornate di cui una aperta a tutti in cui le aziende potevano avere accesso ad informazioni riguardanti nuove tecnologie sul packaging, l’eco-compatibilità, la logistica etc. L’altra giornata era riservata agli espositori e permetteva loro di incontrare buyer italiani ed esteri e investitori.

Purtroppo ho trovato un po’ stanca, ripetitiva e asettica l’area espositori, la meno interessante di tutta la manifestazione. Potrebbe essere la modalità di fruizione che ormai non risponde più alle aspettative e alle esigenze dei visitatori e a questo punto mi chiedo se non sia arrivato il momento di rimettere in discussione il modello “fieristico” con altre modalità più esperienziali.