IL FUTURO DEL CIBO: TECNOLOGIA

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Quando si parla di tecnologia spesso l’immaginario comune rimanda subito ad immagini robotiche, quasi futuristiche, Mi concentrerei però sul significato originale del termine ovvero a quel “vasto settore di ricerca che può essere applicato alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione delle procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a determinati obiettivi” (cit. Treccani) che comprende dunque anche l’uso delle nuove tecnologie ma non solo. Dunque strumenti preziosi, il cui uso consapevole permette alle aziende di essere competitive.

Il settore del food è costituito principalmente da imprese di piccole dimensioni, in Italia sono 1,2 milioni di cui maggior parte a gestione familiare, di queste solo il 10% ha presenza sul web. Le aziende di piccole dimensioni hanno certamente limitate risorse in termini economici e di tempo, ma c’è sicuramente un problema culturale: nel settore agroalimentare la componente “tradizione” gioca un ruolo forte. Questo a mio parere non rappresenta un limite ma anzi una risorsa se non fosse in atto un grande fraintendimento per cui la tecnologia viene vista come la panacea di tutti i mali, il fine ultimo, come se strutturare un e-commerce fosse l’unico modo per vendere, giusto per fare un esempio. La tecnologia sicuramente può essere uno strumento utile per la vendita, la comunicazione e i rapporti con i clienti, come per l’ottimizzazione dei processi produttivi, sopratutto quelli che riguardano controllo della filiera e la tracciabilità. Se a monte c’è una chiara strategia aziendale l’utilizzo di tali strumenti diventa fondamentale per trovare soluzioni nuove e utili ai problemi e per essere competitivi. Tutto qui, e non mi sembra faccenda di poco conto.