IL FUTURO DEL CIBO: QUALITÀ

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Mi occupo di cibo da 12 anni, l’ho studiato, ho lavorato in quest’ambito e continuo a farlo con grande passione. Da poco sono freelance e questo mio cambio radicale di vita mi ha portata a fare un bilancio di quanto fatto e a farmi questa domanda: qual è il futuro del cibo? Da quando ho iniziato a seguirlo il settore ha avuto uno sviluppo incredibile continuando a registrare trend positivi e, nonostante le grandi difficoltà del periodo storico e di un mercato sempre più mutevole e incerto, io credo presenti ancora delle ottime potenzialità e opportunità di crescita soprattutto per l’Italia.

Mai come negli ultimi anni si è parlato di qualità riguardo al cibo. L’importanza di concetti come attenzione alle materie prime, valorizzazione della tradizione e del savoir faire di un territorio, eco sostenibilità delle produzioni sono diventate oramai parte del sentire comune, questo è molto positivo. Sicuramente c’è più attenzione e i consumatori sono più preparati e vogliono sapere. Tuttavia c’è un risvolto della medaglia meno piacevole, come spesso accade, più si fa strada un concetto più rischia di essere manipolato e distorto. Si creano delle situazioni per cui l’iper informazione su un piatto o un prodotto è ritenuta più importante del piatto o del prodotto stessi. Questo rischia di creare troppo rumore di fondo, di confondere i consumatori e di dare false piste alle aziende che cavalcano l’onda del momento ma rischiano di avere una visione miope, di breve periodo mettendo a rischio la propria mission e dunque la propria identità.

Come uscire da tutto questo? Io credo che per chi opera nel settore diventi fondamentale portare il focus d’attenzione sul proprio know-how, su quelle caratteristiche che rendono unica l’azienda e determinano l’eccellenza del prodotto. Secondo i dati del Censis, l’85% degli italiani s’informa prima di acquistare e lo fa principalmente tramite web. Diventa fondamentale tutelare e promuovere la corretta informazione sul cibo basata su dati scientifici e contributi autorevoli ed io credo che la collaborazione tra aziende e il mondo della ricerca diventi in questo senso strategica.

Lo abbiamo sentito ripetere più e più volte: “oggi più che mai bisogna essere preparati per un consumatore preparato”, certamente, ma occorre farlo nel modo giusto e con la piena consapevolezza di dove si sta andando.