CIBO, AMBIENTE E PACKAGING

UNA SCELTA OBBLIGATA. Tenere conto dell’impatto ambientale nella produzione di cibo è imprenscindibile, lo sappiamo bene e il packaging è un ambito che può avere decisamente un peso notevole.

La legislazione si sta muovendo per mettere dei paletti più severi e le aziende nell’immediato futuro dovranno tenerne conto e rivedere le produzioni e la politica aziendale in questo senso.

Il tema più forte in questo momento è l’utilizzo della plastica. Voglio darvi qualche dato in modo da poter dare una dimensione concreta alla faccenda: secondo uno studio del WWF la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti nel Mediterraneo ed è presente in 130 specie che vi abitano. Il problema più grave per la salute umana sono le microplastiche che si trovano in mare ed entrano nella nostra catena alimentare attraverso il pescato ma anche attraverso il sale da cucina.

In Europa è in discussione una proposta per vietare la commercializzazione di materiali usa e getta in plastica che potrebbe essere approvata entro marzo 2019. Si tratta di una riduzione progressiva dell’impiego di plastica appunto  in confezioni usa e getta che man mano dovranno essere sostituite da soluzioni che prevedano riciclo, riutilizzo e che rispettino l’ambiente. I produttori di materie plastiche saranno chiamati direttamente in causa nella gestione di questa inversione di tendenza poiché dovranno contribuire ai costi di gestione e bonifica dei rifiuti. Chi produce oggetti di plastica monouso dovrà inoltre farsi carico dei costi di sensibilizzazione sull’impatto ambientale. Tutto ancora ipotetico e i tempi saranno lunghi ma la direzione è chiara.

Non è solo una questione di adeguamento dei produttori di materiali per alimenti ma riguarda anche tutto il mondo delle aziende che operano nella produzione di cibo, ristorazione nel delivery food. Si tratta di di un problema da affrontare ma anche di un’opportunità.

Riguardo al settore degli imballaggi i dati parlano di una crescita del 6,8% del fatturato per le 630 imprese del settore (oltre 32mila addetti), che sfiora i 7,7 miliardi di euro, di cui 6 miliardi (l’80%) è export. In questo l’Italia pare abbia ottime credenziali nella ricerca rispetto alle altre nazioni sia per quanto riguarda le bioplastiche che per quanto riguarda le soluzioni di imballaggio ecocompatibili. 

E UNA GRANDE OPPORTUNITÀ. Ormai è fondamentale sintonizzarsi sulla aspettative dei consumatori, sempre più sensibili alle tematiche ambientali e portati a operare scelte in linea con il proprio stile di vita e loro aspirazioni. Si è disposti a pagare di più per un prodotto ecofriendly e il packaging è uno strumento unico per determinare l’immagine e la competitività di un’azienda. È quello che viene anche definito “marketing verde”, che tiene conto della responsabilità sociale delle imprese e della crescente consapevolezza con cui i consumatori operano le proprie scelte in fatto di cibo con una visione a 360 gradi. Il contenitore ha l’importante compito di essere il primo elemento di contatto col consumatore e in prima linea nel trasmettere i valori forti dell’azienda e nel migliorare la percezione del prodotto. 

Siamo peraltro in una fase storica in cui queste esigenze sono supportate dalla creatività e dalla tecnologica con soluzioni sempre nuove e materiali innovativi.

Tra le sfide a cui sono chiamati i packaging designer: creare delle confezioni che tengano conto dell’intero ciclo di vita e non solo della funzione primaria, come l’approccio “cradle to cradle” ovvero il riutilizzo di un contenitore, una volta finita la primaria funzione d’uso, in altro modo. Ne sono un esempio aziende che producono piatti e stoviglie in crusca di frumento o sostanze estratte dalle alghe marine.

Un’azienda come la Veuve Clicquot, che ha sempre fatto ricerca in questo settore, ha messo a punto Naturally Clicquot, una confezione porta bottiglia di champagne realizzata con carta riciclata e con un materiale ottenuto dalla buccia delle uve, un contenitore isotermico biodegradabile e riciclabile per tenere in fresco una bottiglia di champagne fino a due ore.

Per i contenitori in vetro come le bottiglie l’approccio è quello di diminuire il peso della singola bottiglia e di aumentare la percentuale di vetro riciclato come la linea Ecovà di Verallia che è riuscita a mantenere funzionalità, sostenibilità ed estetica. 

Rimanendo sul vetro e soffermandoci sulle etichette si sta facendo ricerca anche su soluzioni che permettano la rimozione facile dell’etichetta di carta, è partito nel 2018 il progetto EcoReLabel  che lavora su soluzioni per effettuare separatamente il recupero dei materiali allo scopo di riciclarli e/o riutilizzarli.

Mi sembra interessante citare inoltre il progetto della Bestak che nel 2018 è stata premiata a Bologna, all’interno del contesto “Vivere a Spreco Zero”, per la realizzazione di un imballaggio Attivo per l’ortofrutta. Attivo è realizzato in cartone ondulato trattato con una miscela brevettata di estratti di olii essenziali naturali che svolgono un’azione antimicrobica e regolatrice e posticipano i processi di marcescenza di frutta e verdura. Pare che questo sistema riduca gli sprechi del 10% o più.

DUTCH HARVEST UNA CASE HISTORY INTERESSANTE. L’azienda olandese Dutch Harvest si occupa di commercializzare tè e tisane bio e ha lanciato la linea Hemp Tea, di tisane alla canapa e lo ha fatto con una serie di scelte che potrebbero essere utili e d’ispirazione. 

Innanzitutto ha voluto coinvolgere sin dall’inizio i propri clienti invitandoli a votare per la scelta delle 4 soluzioni grafiche proposte dal designer ingaggiato per fare il lavoro. La confezione che hanno creato è biodegradabile al 100% e all’inizio si è presentata come una sfida perché si voleva inserire un oblò trasparente nel sacchetto di carta (realizzato con scarti agricoli) in modo che il prodotto fosse visibile ma le soluzioni sul mercato prevedevano tutte materiali con rivestimenti in petrolio. Non si sono persi d’animo e grazie alla collaborazione con altre due aziende sono riusciti a mettere a punto un oblò realizzato con materie plastiche a base di cellulosa. Un esempio perfetto di azienda che ha trovato soluzioni ecologiche al problema dell’impatto ambientale del proprio packaging valorizzando allo stesso tempo le caratteristiche del prodotto e mantenendo forte l’identità del brand, anzi rafforzandone la percezione.

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